Alessandro Giannelli

Alessandro Giannelli: rendere il mondo un posto più verde

“Alle superiori mi sono diplomato come perito agrario e poi mi sono laureato in progettazione del paesaggio.
Ma all’università ci sono arrivato anni dopo il diploma.
Prima ho voluto iniziare a fare, così nel 1992 ho trovato lavoro presso un vivaio a Roma, dove sono rimasto quindici anni. Il vivaio è stata la mia scuola pratica, in cui mi sono fatto muscoli e ossa nel settore del verde.

Irrobustito dall’esperienza, ho deciso di diventare un libero professionista del verde residenziale: ho sperimentato di tutto, dalla realizzazione di campi sportivi ai progetti per lavori pubblici, come la riforestazione della Variante di Valico tra Firenze e Ronco Bilaccio.
È stato allora che ho deciso di iscrivermi all’università: sentivo che c’era ancora qualcosa di incompleto.
Così, tra la Sapienza e l’Università di Viterbo, mi laureo in progettazione del paesaggio e dell’ambiente, e da qui si aprono tantissime nuove esperienze.
Oggi sono orgoglioso di aver creato una mia attività, con cui mi occupo principalmente di verde residenziale privato.

Ci sono tre cose che amo particolarmente del mio lavoro.
Innanzitutto, il fatto di poter trascorrere tanto tempo all’aria aperta.    Dall’organizzazione dei cantieri alle visite ai clienti e ai sopralluoghi, ogni giorno è una nuova avventura all’aria aperta.
La seconda cosa è la possibilità di costruire qualcosa di speciale per i miei clienti. Vedere il loro desiderio di un giardino o di uno spazio verde diventare realtà, e la loro soddisfazione finale, è per me un’esperienza gratificante.
Infine, il fatto che per il mio lavoro io collabori costantemente con un team. Ogni giorno affrontiamo insieme nuove sfide e lavoriamo verso un obiettivo comune.

Non ho dubbi: se potessi tornare indietro con una macchina del tempo, rifarei esattamente quello che faccio oggi.
Il mio è davvero un bel mestiere da fare: ti permette di rendere il mondo un po’ più verde, un progetto alla volta”.

Nicolò Passeri

Nicolò Passeri ed il giusto nome alle cose

“Che cosa mi piace fare?

È quello che mi sono chiesto alle fine del liceo classico. Riuscire a capire il mondo che mi circondava, è stata la risposta.
Vivendo in campagna – Torrimpietra, nell’agro romano – il mio mondo era fatto di agricoltori e di terra. Per questo ho scelto di studiare agraria e poi di fare l’agronomo.

Quando ho comunicato la mia scelta ai miei genitori, mi hanno risposto: fai quello che vuoi. Anche se in famiglia sono tutti architetti, mio padre, mia madre e pure mio fratello. Per osmosi qualcosa m’è rimasto, direi un’attitudine istintiva al bello.

Tra i miei amici del liceo, pochi hanno colto quello che faccio.

Il mio amico avvocato mi vede come quello che finalmente riesce a spiegare l’articolo del codice civile che cita “lo sciame che sciama” e che regola la proprietà delle api che se ne vanno da un alveare.

Altri mi vedono come il contadino, ma non è il mio mestiere.

Io sono una sorta di mediatore culturale tra due mondi distanti: un sistema che è lontano dall’agricoltura e un altro che è difficile ed estremamente chiuso – quello contadino.

Quest’ultimo provoca in me un continuo stupore: sapere che un agricoltore ha utilizzato un elmetto della Seconda guerra mondiale, ci ha fatto un buco, ci ha attaccato un tubo e lo utilizza come un imbuto per il suo trattore, per me è motivo di meraviglia. Ci sono milioni di storie di questo tipo.

Sono innamorato del mio lavoro: non vorrei fare altro nella vita. Anzi, di più: non riuscirei a fare nient’altro.

Ho due figli, il primo di 5 anni e il secondo di 11 mesi. Trasmettere al più grande – e fra breve anche al più piccolo – la mia passione, è inevitabile e mi diverte tantissimo.

Io poi ho il vantaggio di conoscere chi fa le cose, ed è un punto di vista privilegiato perché non si tratta più dell’olio buono, ma dell’olio di Giuseppe.
Le patate sono di Antonello e la carne è di Alessandro. Ho portato Bernardo a far molire le olive, così ha visto il frantoio in azione. Voleva vedere i macchinari per capire come l’oliva diventasse olio. Ha visto la pasta che gramolava dentro le vasche di gramola. Mio figlio non dice ho visto le mucche, ma ho visto le vacche.Conosce i nomi di tutte le verdure: non è un cavolfiore, ma un broccolo romanesco.

Dare il nome giusto alle cose moltiplica il mondo che hai a disposizione, e lo impari anche in frutteria, attraverso il modo in cui definisci con precisione quello che vedi: non sono tutte cipolle indistinte, ma ci sono quella gialla e pure quella rossa di Tropea.

Inizi da qui e poi arrivi a considerare naturale che la differenza porta con sé sempre valore”.

A Roma studenti e aziende in connessione grazie al Connection Day dell’ITS Agroalimentare

Sulle rotte dell’internazionalizzazione attraverso l’innovativo format dell’ITS Agroalimentare per la valorizzazione di prodotti e territori. È il CONNECTION DAY 2023, una seconda edizione di incontri a carattere formativo – commerciale realizzata dalla Fondazione ITS Agroalimentare Roma e Viterbo e organizzata dagli studenti del corso Brand Ambassador.

Nella cornice della Città dell’Altra Economia situata a Roma nello storico quartiere di Testaccio si è tenuto il 24 maggio, l’evento CONNECTION DAY 2023, un vero e proprio format lanciato nel 2022 dalla Fondazione ITS Agroalimentare, per sviluppare una didattica esperienziale dedicata alla promozione delle eccellenze enogastronomiche della Regione Lazio sui mercati esteri. Una proposta non convenzionale, organizzata direttamente dagli studenti, per mettere in connessione aziende, istituzioni, territori e buyer internazionali.

Il CONNECTION DAY 2023 è stato realizzato con il patrocinio della Regione Lazio ed ha visto la partecipazione diretta di prestigiosi attori del territorio tra cui la Destination Management Organization H2O Tevere Mare, Slow Food Roma, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Terre Rurali d’Europa, Transumanza Unesco, Italian Innovation for Work.

Le parole chiave di questa seconda edizione NON CONVENZIONALE, come è stata definita dagli stessi studenti, sono state prodotto e territorio, si è parlato proprio di come il marketing territoriale sia una fondamentale leva di sviluppo e valorizzazione commerciale per luoghi, saperi e sapori. Il Connection Day ha visto la partecipazione 15 aziende del Lazio del settore agroalimentare, 5 buyers internazionali operativi in Paesi come Giappone, Cina, Stati Uniti, Canada, Messico, Qatar ed in molti scenari commerciali europei.

Relatori dell’evento:

  • Laura Castellani (Direttrice della Fondazione ITS Agroalimentare)
  • Eugenio Stelliferi (Presidente della Fondazione ITS Agroalimentare)
  • Massimo Castellano (Docente della Fondazione ITS Agroalimentare)
  • Piero Orlando (Presidente DMO H2O
  • Flavia Coccia (Destination Manager DMO H2O)
  • Francesca Rocchi (Vicepresidente Slow Food Roma)
  • Nicola di Niro (Terre Rurali d’Europa e Transumanza Unesco )
  • Andrea Maffini (CEO di HQI)
  • Maria Elisabetta Biondi (International Market Consulting)
  • Claudio Trasatti (CEO di Al.Si.)
  • Stefano Albano (CEO di Vero Italian Traditional Food)
  • Elisa Morsicani (CEO di Italian Lifestyle)
  • Leandro Ventura  (Direttore ICPI del MIC)

A supportare l’evento anche importanti partner storici della Fondazione, tra cui Voicebook Radio, che ha animato uno spazio interviste e VERSE e Dotslot con scenari digitali formativi e commerciali.

Le 15 aziende presenti:

Anita Mattei, Alchimie di Circe, Caffè Fantini, Agricoltura Nuova Tre colli Selva grande, Amor Vitae, La Fescennina, Frantoio Santinelli, Az. Ag. Antonio Genovesi, Frantoio Narducci, Fattoria degli ulivi, Colle difesa, Cantine Capitani, Birrificio TIP, Loro delle donne, Tenute Tre Cancelli.

I buyer presenti:

HQI, acronimo di High Quality Italy, è un’azienda che aggrega esperti di internazionalizzazione, consulenza interdisciplinare, attività di formazione, comunicazione e marketing, promozione, import-export e trading, logistica e distribuzione. La rete conta numerosi partner italiani e stranieri, tra i quali istituzioni, enti e aziende, offrendo agli imprenditori che vogliono aprirsi all’internazionalizzazione un concreto supporto per avviare un percorso assistito e personalizzato, nell’intento di condividere e consolidare i risultati ottenuti sui mercati esteri.

Al.Si. Srlsocietà italiana con oltre 20 anni di esperienza in export management e consulenza d’impresa. Da sempre presenti in Cina, Giappone, Vietnam e USA con Showroom, magazzini fiscali, e personale italiano bilingue, offre tutti i servizi necessari all’export con un unico interlocutore: sviluppo, commercio, marketing, finanza agevolata, logistica, normative, senza necessità di mettersi in contatto tanti fornitori diversi.

Come fondatrice e CEO di Italian LifeStyleElisa Morsicani cura le attività di business development e le relazioni con partner e stakeholder che sostengono gli sviluppi della start-up.

VERO Italian Traditional Food nasce come una startup innovativa ed è ormai una realtà internazionale consolidata basata su una serie di divisioni specializzate con l’obiettivo di sostenere e valorizzare le migliori produzioni agroalimentari tradizionali (PAT) attraverso un sistema di distribuzione multicanale rivolto sia agli operatori del settore, sia al consumatore finale, in un rapporto diretto e senza intermediari.

Maria Elisabetta Biondi, International Market Consultant, ha esperienza ventennale nell’ internazionalizzazione d’impresa. Opera nei seguenti mercati di Dubai e Middle East, Qatar, Messico, Santo Domingo, Panama.

Subito dopo il workshop, buyer e aziende si sono incontrate nell’area predisposta per le degustazioni e per gli incontri business. Gli studenti Brand Ambassador hanno predisposto la sala e presentato ai buyer i prodotti delle aziende mettendo in pratica quanto in questi mesi hanno appreso in aula.

In attesa della prossima edizione del Connection Day 2024 si invitano tutte le aziende interessate a partecipare a scrivere a eventi@itsagro.info

olivexray

ITS in gara per ITS 4.0 Challenge 2022: primo premio agli evologi dell’ITS Agro

Un’idea semplice ma geniale, individuare la mosca olearia, uno dei parassiti flagello dell’olivicoltura italiana, prima che si sviluppi il danno. Con il progetto OliveXray gli studenti hanno vinto il primo premio  nella categoria Fabbrica Intelligente del concorso ITS 4.0 Challenge 2022 che il 5 luglio ha riunito al Bioparco di Roma 200 partecipanti tra docenti, ricercatori e studenti da tutta Italia per l’evento conclusivo del percorso ITS 4.0 avviato nel gennaio scorso. 

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Brand ambassador

Professione Valorizzazione

Il mondo del food ha subito importanti e radicali trasformazioni negli ultimi anni. In particolare non
esiste più un prodotto che rimanga fuori da una necessità di proposta e valorizzazione. I messaggi
intorno alla qualità e all’identità della proposta food si moltiplicano e negli anni si va modellando
una nuova figura che assume la valorizzazione come professione. Stiamo parlando del Brand
Ambassador nel mondo dell’Agroalimentare.
Chi è e come opera il Brand Ambassador? Iniziamo con questo articolo un viaggio alla scoperta dei
protagonisti di questa piccola grande rivoluzione nel mondo del food.

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Spezzatino cinghiale Brado

Minaccia o gustoso spezzatino?

Troppi cinghiali nel Lazio. Con la pandemia si sono moltiplicati gli avvistamenti, tra chi lo considera come un problema da eliminare e chi comincia a considerarlo come un simpatico vicino. Ma è al Brado che il tema diventa gourmand: con un delizioso  piatto, la cui carne deriva da abbattimenti selettivi, traendo equilibrio tra uomo e cinghiale. 

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