“Amphora Revolution”: una innovazione per tornare alle origini. Radici antiche entrate nella lista del Patrimonio Unesco.


È vero che la vinificazione in anfora di terracotta lascia neutro il sapore del vino?  Una visita all’azienda di Marco Carpineti che con le sue produzioni dell’etichetta “Nzù” ci svela i segreti dell’Amphora Revolution. Un processo che affonda le radici nelle giare entrate nella lista del Patrimonio immateriale dell’Umanità, Unesco.

Nel corso degli ultimi decenni nel settore enologico italiano abbiamo assistito ad un fenomeno di riscoperta dell’antica tecnica di vinificazione in anfore di terracotta, denominato Amphora Revolution. La continua ricerca del vino più naturale possibile e l’utilizzo di metodi di coltivazione biodinamici, hanno portato molti viticoltori ad avvicinarsi all’utilizzo delle anfore. Ma è proprio vero che la terracotta consente di proteggere al meglio le caratteristiche del vitigno e del terroir? Per risolvere l’enigma siamo andati a Cori a far visita all’azienda Marco Carpineti.

La produzione del vino in anfora non è una novità dei giorni nostri, ma vanta una storia lunga più di 5000 anni. Nelle giare di terracotta, infatti, si era soliti conservare diversi tipi di alimenti quali l’olio d’oliva, vino e cereali. Oggi la tendenza è andata ben oltre utilizzandole anche per l’affinamento di gin e birre. Le prime testimonianze di vinificazione e affinamento di vino in anfora nascono in Georgia. E’ proprio questo territorio caucasico l’unico al mondo a non aver mai smesso di usarle. Ancora oggi per vinificare vengono prodotte le giare georgiane chiamate “qvevri“ e nel 2013 sono state iscritte nella lista Unesco del Patrimonio Immateriale dell’Umanità

In Italia invece sono stati gli Etruschi a coltivare la vite, a fare il vino e a diffondere l’utilizzo delle anfore in terracotta. Poi i commerci hanno cominciato a richiedere qualcosa di più comodo da trasportare e si è passati alle botti. Nonostante le radici etrusco-romane nel Lazio i produttori che usano le anfore sono pochissimi (non più di 4). Tra questi l’azienda Carpineti che si trova a Cori, in provincia di Latina, è stata definita da Italy Finest Wine una delle migliori aziende italiane a produrre vino in anfora. Una realtà affascinante e vocata alla coltivazione di vitigni autoctoni del territorio come il bellone, il nero buono di Cori, il greco moro, il cesanese e il montepulciano (unica eccezione dovuta alle simili caratteristiche pedologiche con l’Abruzzo).

Le anfore di terracotta dell’azienda, ci spiega Andrea Busini, responsabile delle esperienze presso la Cantina Carpineti, sono realizzate ad Impruneta (vicino Firenze). Sono sostanzialmente composte di terre, che contengono minerali, sali e metalli, plasmate nella forma classica dell’anfora e cotte a 1800-2000 °C. 

“Nella terracotta, entra 9 volte più ossigeno rispetto al legno – spiega Andrea – Per il legno solitamente si parla di ossigenazione, mentre nelle anfore diventa micro ossigenazione. Ci sono miliardi di pori sulla terracotta che consentono all’ossigeno di far evolvere il vino in un lasso di tempo minore. L’anfora in terracotta è considerata, al momento, l’elemento enologico più neutro che esista, non rilascia sfumature aromatiche. Il vino rimane totalmente neutro. Il bellone esprimerà la vera essenza del bellone. Il nero buono altrettanto. L’unica cosa che si va ad aggiungere durante l’affinamento è una leggera mineralità e sapidità dovute ai minerali e sali contenuti nella terra. Inoltre l’affinamento è più veloce rispetto alla botte: infatti può variare tra gli 8 e i 12 mesi”.

L’etichetta “Nzù” di Marco Carpineti prodotta in anfora è una linea di nicchia che ha ricevuto molti riconoscimenti tra cui la Corona di Vini Buoni d’Italia. Solo due le tipologie: Nzù Bellone e Nzù Nero Buono, basate su uve coltivate con metodo biodinamico. Quindi tra i vitigni si passa a cavallo per non rovinare il terreno. E questa ritrovata sinergia tra uomo e animale ha anche ispirato il nome: NZU in dialetto corese significa “insieme”Insieme si beve e si degusta meglio. 

Se la vinificazione in anfora ti ha incuriosito e vuoi scoprire di più su questo mondo, basta prenotare un visita presso l’azienda Marco Carpineti per ammirare la cantina e le particolari anfore. Di seguito un breve video, per stuzzicare i tuoi sensi. 

Ma l’avvincente storia del legame tra terracotta e vino ha anche un libro: 

K.Keiko, M.Maika, “Viaggio in anfora” edizioni Velier. La vinificazione in anfora attraverso 20 paesi, dalla Georgia al Portogallo, raccontata e fotografata dalle artiste giapponesi Keiko Kato e Maika Masuko. Un libro apparso in Francia alla fine del 2016, tradotto in italiano da Edizioni Velier. Ricco di fotografie straordinarie e schede tecniche dei vini, raccoglie storie e percorsi sull’antica arte di utilizzare la terracotta in enologia.    

Laura Fini

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